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LA MORTE DELLA DEMOCRAZIA E DELLA LIBERTA'

Elisa Lonati
Elisa Lonati

C ‘era una volta la democrazia, il governo veniva democraticamente eletto dal popolo sovrano che liberamente sceglieva i suoi rappresentanti, affidandogli il mandato in base ad un programma elettorale.

C’era una volta la libertà di pensiero, di parola e di opinione: ognuno poteva liberamente esprimere il proprio assenso/dissenso ad un provvedimento, trovandosi per strada, così come nell’assise politica.
Poi è arrivata la dittatura e tutte le libertà per cui da sempre l’uomo ha lottato mettendo a rischio la sua stessa vita, sono state soppresse.
Dittature fasciste, così come le dittature rosse.
Con estremo rammarico, anche oggi dobbiamo constatare che la Storia non ci insegna mai niente di nuovo… Come nella dottrina dell’eterno ritorno di Nietzsche: ogni cosa è ciclica, tutto prima o poi ritorna.
E la dittatura, cari Padani è tornata! E’ tornata grazie ai diabolici piani di un presidente della Repubblica, che invece di adempiere al suo ruolo di garanzia del rispetto delle libertà costituzionali e dei diritti civili e politici, attua un colpo di Stato programmato chissà da quanto tempo, per sovvertire l’ordine politico-sociale.
Napolitano per rispondere alla crisi, ha posto al governo un banchiere, il professorone della Bocconi che sembrava avere tutte le risposte in tasca ed invece vi conteneva solo l’elenco dei favori da fare ai suoi amici speculatori dei poteri forti.
Un governo non eletto democraticamente, ma imposto al popolo, che come primo provvedimento anti-crisi ha regalato – o per meglio dire: ha buttato via- altri soldi a Roma, perché un’amministrazione fantasiosa li possa sprecare, mentre gli altri Comuni fanno la fame!
Il secondo provvedimento è stato l’attuazione del piano Anti-Nord, anti cittadini onesti e lavoratori.
I “tecnici” hanno predisposto la loro rapina: una mannaia sociale per continuare a rifornirsi con i soldi dei Padani.
Reintroduzione dell’ICI, con la rivalutazione sulla prima casa, i cui proventi andranno però allo Stato, non ai Comuni perché diventino servizi; aumento dell’Iva e ferita profonda inflitta alle pensioni di anzianità che guarda caso, per la maggior parte sono erogate al Nord. Tasse, tasse e ancora tasse.
Se già al sud vengono evase oggi, con percentuali sconcertanti, figuriamoci quando verranno introdotte quelle nuove!

Nessun provvedimento sulla lotta all’evasione, sui tagli agli sprechi, sul rilancio delle imprese, per la crescita, per i giovani…
Dalla manovra “salva Italia” si è passati a quella “ammazza Padania”.
Solo la Lega Nord ha avuto il coraggio di dire NO, di dire basta, di fare opposizione, ma la congiura dittatoriale è proseguita: ai nostri 25 Titani in Senato hanno cercato di mettere il bavaglio.
Il Parlamento, ora non è più quell’agone politico dove tutti possono esprimere le loro opinioni e protestare contro le ingiustizie, perché il prof. Monti è intoccabile e incriticabile.
Bisogna riservare solo inchini e riverenze al salvatore della patria e alla ministra piagnona.
Caro Monti, la nostra patria è la Padania e non staremo zitti, nonostante la nuova dittatura non ci arrenderemo.
Lei metterà la fiducia ad una rapina mascherata da manovra e noi voteremo contro e continueremo a salvaguardare gli interessi della nostra gente.
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Pubblicata il: 15/12/2011 da Elisa Lonati Lega Nord Parabiago

         

 

 

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